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Thursday, April 11, 2013

Come (aggiornarsi e) migliorare: breve guida per insegnanti del 21° secolo. ;-)

The 27 Characteristics of A 21st Century Teacher
"21st Century Educator" is probably the most popular buzzword in today's education. There is a growing and heated debate whether or not to label educators as 21st century and each camp has its own concept and arguments, however, for me personally I see teaching in 21st century as having undergone a paradigmatic shift. This is basically due to the emerging of the " social web" and the huge embrace of technology and particularly the mobile gadgetry  in our classrooms. It would be unfair to ignore these huge transformations and their impact on education. Therefore, and as a result of these changes teachers now are required to have digital skills that were not called for before. It also becomes imperative for teachers to adapt their teaching practices to the developing learning needs of their students  if ever this teaching to be effective. Our students are digital natives and live in a digitally focused world and they need to see part of their life inside the class. So, whatever we want to call ourselves 21st century educators or not , we are definitely not the same teachers of last century and if you think you still did not change than you need to look for another job in another sector.


Having said that,  I am sharing with you  today an infographic on the 27 ways to be 21st century teacher. Check it out below and let us know what you think of it and of my previous discussion ?

21st cdentury educatorcourtesy of : http://anethicalisland.wordpress.com

e-Studying ? Quasi, quasi! (La Stampa - Esteri 11 04 13)


ESTERI
11/04/2013

Libri di testo addio, negli atenei
americani è l’era dell’e-reading

Per lo studente l’opportunità è di leggere giovandosi di uno dei software più avanzati, potendolo fare da ogni tablet, computer o telefono

Centinaia gli studenti che utilizzano
CourseSmart, un software avanzato
che consente di leggere, sfogliare,
prendere appunti trasmettendo tutte
le informazioni anche al docente
Ma non mancano le polemiche
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Vecchi libri di testo addio, siamo nell’era dell’e-reading, la lettura digitale che rivoluziona il metodo di studiare ed anche di insegnare. 
Siamo alla genesi del nuovo fenomeno anche se sono già una mezza dozzina gli atenei americani che l’hanno adottato. La novità sta nel fatto che i professori indicano agli studenti i testi da leggere per lezioni, corsi ed esami ma questi svolgono il compito non acquistando - o prendendo in prestito - il libro come si faceva nel Novecento bensì adoperando “CourseSmart textbooks”.  

E’ un programma che viene dalla Silicon Valley, i cui proprietari sono Pearson, McGraw-Hill e altri editori. Adoperando “CourseSmart” lo studente accede al testo indicato, lo sfoglia, legge e prende appunti. Ci può lavorare come se fosse su una scrivania. E consente anche al professore di sapere per quanto tempo lo ha fatto, quali pagine ha letto e su quali si è soffermato di più. L’e-reading offre così al docente la possibilità di sapere con esattezza se il libro è stato letto e da chi, e anche come e quanto è stato letto. Potendo trarne le conseguenze non solo nella valutazione dello studente ma nel decidere quali argomenti insegnare di più o di meno.  

Per lo studente l’opportunità è di leggere giovandosi di uno dei software più avanzati, potendolo fare da ogni tablet, computer o telefono, senza dove tenere in mano tomi pesanti, difficili da maneggiare, sui quali era vietato scrivere o sottolineare. Siamo nel mondo dell’e-reading, un universo in gran parte ancora inesplorato. I docenti di Clemson, del Central Carolina Technical College, dell’Università di Stony Brook a Long Island e di quella “Texas A&M” di San Antonio assicurano che i vantaggi sono molti: dal maggior rendimento degli studenti alla consapevolezza di quali sono i libri più adatti per comunicare con le nuove generazioni. 

Ma non mancano le polemiche, soprattutto da parte di chi vede nel sofware-spia una sorta di “Grande Fratello” che insegue gli studenti fin dentro casa, facendo sapere agli insegnanti cosa fanno e riducendo quindi i loro spazi di libertà. Il dibattito è solo all’inizio ma è già evidente che gli sviluppi dell’e-reading possono essere molteplici. Gli editori di libri scolastici o universitari, ad esempio, lo giudicano con favore perché riuscire a sapere quali pagine di un libro sono più lette rispetto ad altro può consentire di avere il polso sull’andamento del mercato di un’opera come mai prima è stato possibile. 

Monday, April 8, 2013

Hangouts in Gmail and more (*****)







Hangouts in Gmail

http://youtu.be/Ra8HG6MkOXY


more:

Google+ Fix to Hangout Video Chat Issues

http://youtu.be/meMGV185ybI

Thursday, April 4, 2013

La Sec approva i social media per le comunicazioni societarie - La Stampa TECNOLOGIA


La Stampa TECNOLOGIA

04/04/2013

 La Sec approva i social media
per le comunicazioni societarie



Sempre più aziende quotate li usano nelle interazioni con azionisti e investitori
NEW YORK
La Sec «benedice» i social media: Facebook e Twitter possono essere usate per comunicazioni societarie, a patto che gli investitori vengano avvertiti di quale mezzo l’azienda intende usare. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, quella della Consob americana [http://www.sec.gov/ , ndr] , alla quale Goldman Sachs risponde con un «grazie» affidato proprio a un cinguettio. Un rivoluzione che si inserisce nell’ampio dibattito in corso su come le autorità possono monitorare le interazioni delle società con i social media, soprattutto con il crescente ricorso da parte delle aziende e dei loro dipendenti a Facebook e Twitter. 

«Sempre più aziende quotate usano i social media per comunicare con gli azionisti e gli investitori. Apprezziamo il valore dei canali dei social media nelle comunicazioni di mercato e sosteniamo il fatto che le aziende cerchino nuovi modi di comunicare», afferma la Sec, sottolineando che le comunicazioni affidate a Facebook e Twitter devono rispettare le norme che regolano la corretta diffusione delle informazioni, ovvero non discriminare un gruppo di investitori rispetto a un altro. Le aziende americane che usano i social media per comunicare con gli azionisti sono il 14,4%, secondo uno studio del Conference Board e dell’università di Stanford. I tre quarti delle aziende statunitensi usano invece Facebook e Twitter per interagire con i propri clienti. 

La conclusione della Sec sui social media arriva al termine di mesi di indagini, avviate in luglio dopo che l’amministratore delegato di Netflix, Reed Hastings, aveva postato sulla propria pagina Facebook un messaggio in cui affermava che la società aveva superato per la prima volta un miliardo di ore di video streaming. Un’affermazione che aveva messo le ali al titolo e spinto la Sec a indagare, minacciando anche Hastings di una possibile azione nei suoi confronti. I risultati dell’indagine invece hanno «scagionato» Hastings, e spinto la Sec a chiarire la propria posizione sui social media, in quello che è il maggiore passo in avanti dopo il 2008, quando ha consentito alle aziende di usare internet per diffondere comunicazioni.  
(Ansa

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