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Wednesday, January 1, 2014

Irene "senza pace" Némirovsky, scrittrice ... muore 39enne ad Auschwitz


Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, Irène Némirovsky fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Anche il marito, Michel Epstein, che aveva cercato di farla liberare, verrà mandato a morte nelle camere a gas nel novembre dello stesso anno ad Auschwitz.
















  L’autobiografia – quella vera, quella di cui si è al contempo autrici e protagoniste, soggetto e oggetto – la scriverà, a oltre cinquant’anni dalla sua morte, la figlia minore, Élisabeth Gille che, nata nel 1937, l’ha conosciuta appena e quasi non la ricorda.
  Guardando dalla torre del tempo – il “mirador”23 che dà titolo al suo libro – Gille va alla scoperta di Némirovsky perlustrandone i diari, le lettere, i testi ossessionati da una duplice macchia originaria. Donna e ebrea, mascolinizzata e arianizzata dal successo letterario, la madre che si mostra alla figlia sembra ignorare che non può esserci salvezza individuale. Che, come scriveva Fëdor Michajlovič Dostoevskij nel 1879, «se non si salvano tutti, a che vale che si salvi uno solo?».
  La figlia ricostruisce la biografia della madre con la forza dell’immaginazione e dell’empatia. Immedesimandosi in lei senza mai fondersi in lei, creando quella distanza che sola permette di vedere e di amare, di non prendere l’altra per una parte di sé, alternativamente adorata o odiata, ma inchiodata a sé come un doppio, un’ombra, da cui non ci si può separare.
  Attraverso un atto di vertiginosa, emozionante, mutuamente salvifica identificazione, la figlia scrive al posto della madre, facendola parlare in prima persona. E quell’«Io» in cui madre e figlia si incontrano è un fragile, titubante atto di ricomposizione, il tentativo di comprendere le ragioni dell’altra, di farsi madre della propria madre, spezzando la catena dell’odio e della competizione che condanna le donne a un’infanzia perenne.

TEXTOS SOBRE IRÈNE NÉMIROVSKY EN INGLÉS E ITALIANO



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