... E' crisi per l'Ict tradizionale ma avanzano
internet, cloud e tablet [fonte: Assinform]
... e ... Arriva l'Agenzia per l'Italia Digitale !
[...]
Gli obiettivi da raggiungere
(divisi in sei fronti):
1
infrastrutture e sicurezza,
2 e-commerce,
3 ricerca,
4 alfabetizzazione informatica,
5 eGovernment e open data,
6 smart cities
& communities.
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Arriva l'Agenzia per l'Italia digitale
di Marzio Bartoloni
Arriva il «motore» per accelerare i piani dell'Agenda digitale
italiana. È stato lo stesso ministro per lo Sviluppo economico, Corrado
Passera, durante la conferenza stampa di ieri che ha seguito la riunione
di Palazzo Chigi, a definire così la neonata «Agenzia per l'Italia
digitale». Sarà «un'unica semplificata entità» - avverte Passera - e
dovrà diventare il «motore dei progetti» che saranno messi in pista già
da quest'estate - con l'atteso decreto Digitalia ormai quasi pronto -
per ridurre il cosiddetto «digital divide».
Alla nuova Agenzia, a esempio, spetterà il compito di accelerare i
piani di banda larga e banda larghissima, coordinando le «politiche e le
strategie di diffusione delle nuove tecnologie», ma anche assicurando
«la piena interoperabilità dei sistemi informatici della pubblica
amministrazione, secondo i parametri comunitari», avverte Palazzo Chigi
nella sua nota. Il nuovo organismo dovrà anche «procedere alla
razionalizzazione della spesa pubblica informatica»: un compito delicato
che farà – avverte il decreto – in collaborazione con la Consip. Tra le
sue funzioni anche quella di promuovere e diffondere «iniziative di
alfabetizzazione informatica» rivolte ai cittadini e ai dipendenti
pubblici e il «monitoraggio» dell'attuazione dei piani di Ict delle
pubbliche amministrazioni che dovranno rispettare «procedure e standard»
definiti in modo da garantire la «piena interoperabilità». Alla nuova
Agenzia verranno attribuite tutte le funzioni svolte finora da diversi
enti – Digitpa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per
l'innovazione, Dipartimento per la digitalizzazione della Pa – che
vengono così soppressi o riorganizzati. In questo modo, individuando un
solo soggetto, si dovrebbe superare «il problema della frammentazione
delle competenze – spiega Palazzo Chigi – ponendo le basi per una
programmazione unitaria e coordinata delle risorse sul fondamentale
fronte dell'innovazione».
L'Agenzia per l'Italia digitale è stata subito promossa dal
presidente di Confindustria digitale, Stefano Parisi: «È un passo
fondamentale per governance efficiente e spending review», ha detto
ieri. E a regime, secondo Parisi, «potrà portare a un risparmio
dell'ordine di 36 miliardi di euro», raggiungendo così «importanti
obiettivi di razionalizzazione del sistema, come la piena condivisione e
interoperabilità tra le banche dati e la messa a disposizione di
soluzioni standard per tutte le amministrazioni pubbliche».
La struttura dell'Agenzia – così come è delineata dal decreto – sarà
snella. L'organigramma prevede un direttore generale che sarà scelto
«tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in
materia di innovazione tecnologica» e sarà nominato entro trenta giorni
dall'entrata in vigore del decreto dal presidente del consiglio, di
concerto con il ministro per la Pa, con quello dello Sviluppo economico e
con quello dell'Istruzione, università e ricerca. Il direttore resterà
in carico tre anni e sarà affiancato da un un collegio dei revisori dei
conti e da un Comitato di indirizzo composto da 5 membri scelti uno
dalla presidenza del consiglio, uno ciascuno dal Miur e dallo Sviluppo
economico e da due membri designati dalla Conferenza unificata.
La nascita dell'Agenzia avviene alla vigilia dell'avvio dell'Agenda
digitale: il decreto legislativo che ne prevede le misure operative
dovrebbe vedere la luce entro l'estate (in questi giorni si stanno
ultimando le linee guida).
Gli obiettivi da raggiungere sono diversi e
divisi in sei fronti: infrastrutture e sicurezza, e-commerce, ricerca,
alfabetizzazione informatica, eGovernment e open data, smart cities
& communities.
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http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-06-13/assinform-crisi-lict-avanza-124126.shtml?uuid=AbYqEfrF
Assinform: è crisi per l'Ict tradizionale ma avanzano internet, cloud e tablet
di Pino Fondat
L'Ict supera se stessa e si allinea con i tempi. E i tempi vedono da
una parte l'Ict nelle sue componenti tradizionali (hardware, software e
servizi), dall'altra un mercato emergente fatto di internet delle cose,
cloud, tablet, e altro ancora. Questo cambia anche l'approccio da parte
degli analisti, come si vede dal rapporto sullo stato dell'Ict in Italia
nel 2011, presentato oggi da Assinform in collaborazione con la società
di ricerca Netconsulting: il 43mo della serie, ma il primo rapporto di
una nuova era.
Diverse le tecnologie delle due anime, diverse le tendenze. Il
settore tradizionale nel 2011 ha registra un'ulteriore contrazione
(-3,6%) rispetto al 2010. E conferma il gap con il mercato mondiale Ict,
la cui domanda aumenta invece del 4,4%. Senza innovazione, la crescita
non c'è: tutti in Italia ne sono consapevoli, ma evidentemente la crisi
(che però c'è per tutti i paesi…) e resistenze culturali storiche
rappresentano ancora un freno. I dati sembrano ancora peggiori se si
disaggregano: l'informatica (It) italiana è passata dal – 1,4% di fine
2010 a chiudere il 2011 con un ulteriore calo di -4,1%, le
telecomunicazioni (Tlc) passano da – 3,0% a -3,4%. Anche qui, il
confronto con i trend medi mondiali è impietoso: nel mondo, l'It cresce
del 2,4% , le Tlc del 5,7%. Fanno da traino Usa e Germania, mentre
economie confrontabili alla nostra sono in affanno, per una media
europea che nel 2011 non è andata oltre il + 0,5%. Mal comune mezzo
gaudio? Non proprio, se consideriamo che, sempre nel 2011, il rapporto
spesa It- Pil per gli Usa è stato del 4,2%, per la Francia 3,4%, per la
Germania e l'Uk 3,3%, mentre l'Italia, come la Spagna, si ferma
all'1,8%.
Altri numeri confermano il gap: è trascurabile il numero di Pmi
italiane che vendono online (Europa 12-13%), le imprese italiane che
acquistano online sono meno del 20% ( Europa circa 30%), la popolazione
italiana che usa spesso Internet sfiora il 54% (Europa oltre 71%),
quella che usa il banking online non supera il 20% (Europa 35-40%), i
cittadini che usano i servizi di e-goverment non superano il 23% (Europa
circa 40%), le famiglie con accesso alla banda larga non sono più del
53% (Europa 68%), la popolazione che acquista online è meno del 15%
(Europa oltre 40%). In questo calderone di cattive notizie, ce n'è una
buona. Al calo della domanda Ict tradizionale, fa da contraltare
l'emersione di un nuovo mercato digitale, che si amplia in virtù della
crescita delle componenti più innovative legate a penetrazione del web,
sviluppo del cloud, internet delle cose, uso di tablet, e-reader e
smartphone. Un mercato frutto della convergenza sempre più stretta fra
tecnologie It e di Tlc, che Assinform chiama Global Digital Market
(Gdm). Un mercato in divenire che risente anch'esso della crisi, ma
dalle potenzialità enormi: il volume d'affari nel 2011 è stato di 69
miliardi di euro, con un trend negativo più attenuato (– 2,2 %) rispetto
al 2010.
E allora, mentre recessione, credit crunch e necessità di risanamento
di bilancio pubblico, penalizzano gli investimenti in innovazione,
l'Ict italiano si trova alle soglie di un cambiamento di natura
strutturale, in linea con le tendenze mondiali, che trasforma e
diversifica il settore moltiplicandone le potenzialità. Questo influenza
anche le previsioni per il 2012, che vedrà le componenti tradizionali
dell'Ict ancora in discesa (- 2,5% , con le Tlc a -3,1% e l'It a -2,1%),
mentre le componenti innovative del Gdm cresceranno del 6,7%.
Un'opportunità grande, che bisogna sapere cogliere. Da qui, l'invito
di Assinform a tutti i soggetti coinvolti a mettere in campo
urgentemente una strategia capace di valorizzare le potenzialità
emergenti nell'Ict riportando il settore sulla via della crescita, e di
creare un quadro istituzionale favorevole all'innovazione. In questo
quadro, le imprese Ict dovranno (ri)focalizzarsi sugli asset innovativi e
rimodellarsi in modo efficiente su quelli tradizionali; accrescere le
dimensioni sfruttando innanzitutto capitale di rischio e reti d'imprese;
investire tanto e bene in ricerca&sviluppo.
Al Governo, Assinform chiede azioni capaci di favorire i nuovi
scenari. Non a caso, l'associazione ha attivato insieme a Confindustria
Digitale i tavoli di lavoro sull'Agenda digitale. Le direttrici di
marcia sono cinque: risolvere il problema del credit crunch (le imprese
It sono labour-intensive e quindi molto esposte alle problematiche
finanziarie); attuare una riforma del lavoro, che elimini lacci e
lacciuoli; rivisitare la materia degli appalti, eliminando le gare al
massimo ribasso e rispettando i tempi di pagamento; riformare l'in-house
al fine di eliminare distorsioni di mercato e rivitalizzare la
concorrenza nell'informatica pubblica; introdurre un "Chapter 11"
italiano per permettere la ristrutturazione delle imprese It.