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Tuesday, October 22, 2013

Tornate Zefiri di Monteverdi e Non :-)


Zefiro ritorna: tre volte

di Roberto Maragliano
Ascoltando questa Lezione di musica dedicata ai madrigali di Claudio Monteverdi mi sono chiesto se in una scuola effettivamente multimediale giocare e far giocare sui rapporti fra poesia e suono non sarebbe un bel modo per togliere polvere o muffa all’insegnamento letterario. Con buona pace della carta e del suo profumato costo.
Si prenda il caso di Zefiro torna, di Petrarca. Pensate e dite quello che volete ma è indubbio che una pagina manualistica classica come quella che trovate qui dà, del componimento, una rappresentazione asfittica e punitiva. Tutto è volto a togliergli sonorità. E sarà inevitabile, per l’allievo annoiato, chiedersi a che pro il poeta debba darsi tanto da fare se poi le cose che vuole comunicare sono così semplici e banali come quelle che documenta la versione in prosa riprodotta in nota (ma su cui, c’è da giurarci, verterà l’interrogazione).
Allora ben venga Monteverdi se, anch’egli liberato di ogni alone di disciplinarità (anche per non cadere dalla padella dei mancati critici letterari a quella dei mancati musicologi), aiuterà a capire che le parole suonano e che la musica, amplificandone l’identità acustica, svolge ad un tempo una funzione semantica e una estetica.
A questo punto, grazie a Monteverdi, si potrebbe tornare a Petrarca, ed eventualmente farlo leggere. Ovviamente a voce alta.
Utopia? No, c’è chi già lo fa, a scuola. Vedete qui.




 




 Claudio Monteverdi - Zefiro torna e'l bel tempo rimena - Alessandrini

https://www.youtube.com/watch?v=9105NkJxjGA&feature=youtube_gdata_player


Claudio Monteverdi - Zefiro torna e di soavi accenti - Fouchécourt, Padmore

https://www.youtube.com/watch?v=85tCzdRt6UE&feature=youtube_gdata_playerMonteverdi, “Zefiro torna”

Monteverdi: Zefiro torna e... ritorna
Limpidi esempi di prima e seconda practica

Nel metodo dell’analisi contrastiva (quello dell’ “uguale-diverso”, per intenderci) è sempre utilissimo poter disporre di due testi confrontabili, costruiti in modo da essere in parte simili e in parte differenti. In questo caso abbiamo due sonetti sullo stesso soggetto, addirittura col medesimo incipit, il primo è tratto dal Canzoniere di Petrarca (1304-1374), modello dei modelli della poesia successiva, e il secondo è una sua parodia (= riscrittura) del petrarchista Ottavio Rinuccini (1562-1621), con qualche interessante modifica. Ma ciò che rende ancor più intrigante il confronto è che entrambi sono stati musicati da Claudio Monteverdi (1567-1643) a distanza di qualche anno e con una evidente differenza di stile e di struttura compositiva.

Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena
testo di Francesco Petrarca, Canzoniere 310
musica di Claudio Monteverdi, dal Sesto libro dei madrigali a 5 voci, 6 [SV 108], (Venezia, 1614) [partitura]

    Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,

et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.
    Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.
    Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;
    et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ‘n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

Nel primo caso (1614) si tratta di un madrigale a 5 voci (senza accompagnamento strumentale obbligato):
• vi si alternano momenti di imitazione (le voci si inseguono riprendendo gli stessi incisi) e altri diomoritmia (le voci procedono contemporaneamente, quasi sempre a ritmo di danza), con momenti melismatici (note veloci sulla medesima sillaba). Le due quartine presentano la stessa tessitura musicale, come se fossero due strofe.
• All’inizio della prima terzina, come muta il clima del testo che dalla estrinseca felicità primaverile del mondo si rivolge improvvisamente alla tristezza intrinseca del poeta, così la musica cambia di colore, divenendo lenta, bassa, mesta e intessuta di dissonanze (antitesi).
• Lo stesso contrasto ritorna in forma compendiata negli ultimi due versi: ritmo serenamente danzante ai vv. 12-13,
• e doloroso cromatismo fino all’esasperazione nell’ultimo verso, che chiude negativamente la lirica.



Zefiro torna e di soavi accenti
testo di Ottavio Rinuccini
musica di Claudio Monteverdi, dagli Scherzi musicali cioè arie e madrigali, 9 [SV 251] (Venezia 1632) [partitura]

    Zefiro torna e di soavi accenti
l’aer fa grato e ‘l piè discioglie a l’onde

e, mormorando tra le verdi fronde,
fa danzar al bel suon su ‘l prato i fiori.
    Inghirlandato il crin Fillide e Clori
note temprando lor care e gioconde;
e da monti e da valli ime e profonde
raddoppian l’armonia gli antri canori.
    Sorge più vaga in ciel l’aurora, e’l sole
sparge più luci d’or; più puro argento
fregia di Teti il bel ceruleo manto.
    Sol io, per selve abbandonate e sole,
l’ardor di due begli occhi e’l mio tormento,
come vuol mia ventura, hor piango hor canto.

Analoga antitesi si presenta nel secondo madrigale, ma con alcune differenze radicali nella struttura musicale:
• anzitutto si tratta di due voci di tenore sorrette da un basso continuo strumentale;
• la prima sezione (che qui si estende fino al termine della prima terzina) è un flusso sonoro sereno e danzante in forma di ciaccona: un basso ostinato, ossia una sequenza di 8 note che si ripetono sempre identiche:
sopra di esso le due voci di canto intrecciano un dialogo retorico intessuto di madrigalismi (nel testo qui sotto sono segnalate in colore le parole connotate dalla pittura musicale);
• la seconda sezione è triste e mesta, in forma di arioso patetico e infarcito di dissonanze.
• Anche qui, come nel precedente, la seconda sezione comprende un compendio dell’intera lirica, ma il ritorno della prima sezione è limitato alla locuzione “hor canto” (che è conclusiva del testo);
• dopo di che ritorna abbreviata la seconda sezione, ulteriormente gravata di dissonanze;
• infine di nuovo i melismi veloci sulla parola “canto” chiudono in senso circolare la struttura musicale.

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